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EDITORIALE

  • Mar 26
  • 2 min read

Updated: 2 days ago


La scuola è un luogo di risposte di ogni tipo: giuste, sbagliate, da imparare a memoria la sera prima del compito. Ma noi della Siringa  abbiamo scoperto che le domande sono molto più interessanti. Domande di ogni tipo: scomode, curiose, che ti tengono sveglio la notte e che nessun registro elettronico saprà mai contenere.

Un giornale scolastico non cambia il mondo. Non fa cadere governi e non scuote niente e nessuno. Cambia, però, qualcosa di più piccolo e di molto più prezioso: cambia chi lo fa. Lo cambia nel modo di guardare le cose e nel modo in cui le racconta. 

Il nome del nostro giornale non è casuale. Una siringa inietta e penetra. Allo stesso modo, le parole che scegliamo ogni volta che ci sediamo a scrivere hanno l'ambiziosa pretesa di arrivare sotto la pelle. Di dire qualcosa che vale la pena essere detto, e non soltanto perché c'è un numero da riempire.

Viviamo in un mondo che produce contenuti a ritmo industriale e  di cui, paradossalmente, sembra non restare niente. In questo diluvio digitale, scegliere di fermarsi e scrivere un pezzo lungo, ragionato, firmato con nome e cognome, è qualcosa di incredibile. È metterci la faccia. 

La Siringa non è soltanto un foglio, digitale o cartaceo che sia. È uno spazio in cui studentesse e studenti imparano a confrontarsi e a capire che ogni parola va scelta con attenzione.  È palestra, dove chi ha il torto deve ammetterlo e chi ha ragione deve saperla argomentare.

Noi, Sofia Presciutti e Beatrice Borscia, caporedattrici di questo piccolo mondo, lo sappiamo bene: coordinare una redazione scolastica significa tenere insieme personalità diverse, rispettare più o meno le scadenze e valorizzare idee brillanti. Significa credere che la scrittura si impara sbagliando.

Il nostro invito, dunque, è semplice: leggeteci. Commentate se dissentite, anzi, soprattutto se dissentite

Perché La Siringa non è nostra: è di chiunque abbia qualcosa da dire e il coraggio di dirlo.


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