TRA LE RIGHE 3
- Jun 7
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Cari colleghi studenti dell'Alessi, ecco a voi il terzo articolo della serie “Tra le righe”, lo spazio per far emergere le vostre voci inespresse. Le domande che vi abbiamo posto riguardano il senso della comunità scolastica e l'impiego delle ore di assemblea d’istituto.
Come ritieni sarebbe meglio usare le ore di assemblea d’istituto?
“Secondo me fare assemblea sarebbe utile, anche se non dobbiamo esprimere la nostra opinione, anche solo per fare il punto della situazione. Invece così si fanno collaborazioni senza che noi studenti sappiamo di cosa si tratti, ci arrivano solo delle comunicazioni sul gruppo”.
“Secondo me va bene il sistema che abbiamo adesso, perché in altri modi sarebbe più confusionario, non ci sarebbe l'attenzione di tutti quelli che partecipano e non verrebbe fuori nulla. Sono comunque ore utili che vanno a vantaggio degli studenti e sicuramente andrebbero prese con serietà”.
“Secondo me attualmente le ore di assemblea d’istituto sono usate bene, sia con i giorni flessibili che con eventi tipo il Corpo Parla. È opportuno usarle in modo che possano insegnare (cioè non dobbiamo stare senza fare niente), ma anche staccare un po’ la testa dalla vita quotidiana, quindi fare attività diverse. La modalità di quest’anno mi è piaciuta, ma secondo me tutte le classi avrebbero dovuto farla dello stesso tipo”.
“Secondo me sarebbe meglio che queste ore fossero usate sì per dare spazio agli studenti, però dando loro anche la possibilità di scegliere come organizzarsi. Nel senso che in questo progetto abbiamo fatto un progetto di imprenditoria, però non sono mai state discusse in una vera assemblea le problematiche che abbiamo riscontrato nella scuola oppure, non so, magari delle problematiche nell'organizzazione di qualcosa. Quindi secondo me queste ore di assemblea sì, vanno usate per questi progetti perché comunque è interessante, però anche per discutere di tematiche che possono riguardare la comunità studentesca, che non riguarda solo le diverse classi”.
“Credo che dovrebbero fare un sondaggio chiedendo che attività vogliono fare gli studenti nell'assemblea e magari discutere con i propri rappresentanti di classe per poi decidere di cosa parlare durante l'assemblea. Dividerei l'assemblea in due parti: una parte per discutere delle problematiche, l'altra parte la lascerei per un'attività”.
E chi dovrebbe parlare durante queste assemblee?
“Per prima cosa, una parte dell’informazione la devono fare i rappresentanti d’istituto, che sono quelli che la indicono e sono a capo delle varie idee e programmi che loro hanno iniziato, poi ci potrebbe essere una parte di dibattito, di question time. Secondo me, anche se gli studenti non hanno nulla da dire, anche solo il fatto che ricevono informazioni è un’ottima cosa”.
"Secondo me l'iniziativa degli studenti ci sarebbe, ma poi parlerebbero quelle tre persone e la maggior parte degli studenti non si interesserebbe. Sono meglio le attività che ci coinvolgono.”
“Secondo me gli studenti sarebbero interessati, anche perché a me piacerebbe partecipare, ma poi anche perché credo che se si riesce ad esporre qualche problematica, qualcosa che si sente di dover dire, in uno spazio che ci è dedicato è molto più semplice. Perché sennò insorgono le problematiche. Dopo sì, gli studenti possono mostrarle, ma effettivamente non c'è un momento in cui vengono discusse, uno di fronte all'altro”.
“Secondo me potrebbe essere interessante chiamare esperti esterni, magari si potrebbero scegliere argomenti più mirati, più centrati rispetto al programma scolastico. Magari anche fare un sondaggio intrascolastico, se possibile”.
“Può essere interessante chiamare qualcuno di esterno, ma forse anche parlare fra di noi delle problematiche generiche della scuola. Secondo me, alla fine, è più importante parlare tra di noi, che ci capiamo meglio”.
Problematiche di che tipo?
“Problematiche a livello organizzativo, oppure anche con alcuni professori, se sono diffuse. Se sono problemi che riguardano tutti, penso che gli studenti potrebbero voler partecipare”.
“Secondo me dovremmo parlare di più di tematiche riguardanti l’organizzazione all’interno della scuola, quindi cose per migliorare l’istituto e anche i rapporti all’interno tra studenti e tra professori e studenti”.
Pensi che sia vivo il senso della comunità scolastica all’Alessi?
“Da parte dei professori molto, da parte di noi studenti un po’ meno, forse perché siamo una generazione che dalla pandemia è stata molto danneggiata su questo frangente”.
“Sì, ci sono molte attività, come il Festivalessi o il Corpo Parla, che sono occasioni per convivere tutti insieme”.
“Io credo che la scuola faccia un ottimo lavoro con i progetti che organizza per coinvolgere gli studenti e infondere in loro questo senso di comunità e penso che questo sia un punto forte della scuola”.
“Sì, io l’ho sentito molto anche quando ho fatto l’open day, perché ti fanno sentire proprio parte dell’istituto”.
“Sì, tantissimo. In me è vivissimo e credo anche nella maggioranza degli studenti. Io sono contenta di essere dell’Alessi, mi sento a mio agio, è la mia scuola e mi piace fare tante attività proprio perché sento molto vivo questo senso di appartenenza”.
“Anche per me, specialmente questi ultimi due anni, sarà che sono entrata più in contatto con gente che mi ha fatto integrare bene”.
“Sì. Così tanto che il Corpo Parla è derivato da noi”.
“Certo, secondo me il senso di comunità all'Alessi è molto forte, ci puntano molto su questa cosa”.
“Sinceramente credo sì e no. Quando sono entrata all'Alessi c'era di più e l'ho vissuto molto, soprattutto nel secondo anno, quando c'erano delle problematiche con la preside. Ho visto molto che gli studenti si sono riuniti. Non so se ultimamente si stia un po' più sciogliendo o è solo un mio punto di vista. Sicuramente è una comunità attiva che propone attività, però potrebbe essere un po' più unità".
“Il primo anno non mi sono molto resa conto del rapporto che c'era tra studenti e del senso di comunità, però il secondo anno è stata l'occasione per rendermi conto che l'Alessi siamo noi studenti e non la struttura, e che il senso di comunità all'Alessi è più forte rispetto ad altre scuole”.
Ti senti mai solo/a a scuola?
“Ho delle amicizie, ma dipende da se loro ci sono, da quello che dobbiamo fare. Alcune volte capita, ma anche fuori da scuola”.
“No”.
“No”.
“No”.
“A scuola no”.
“No”.
“Nonostante non sia molto espansiva, ho trovato persone che sono riuscivano a coinvolgere, a far diventare parte di un gruppo. Fin dal primo anno sono riuscita a legare ed è una cosa che non mi aspettavo. Alla fine mi sono trovata veramente bene”.
“Sinceramente no, anche perché a scuola ho un gruppo di amiche e mi hanno fatto sentire a mio agio, anzi, mi hanno fatto sentire accolta”.
Siamo quasi arrivati alla fine della scuola e quello che avete letto è l' ultimo “Tra le righe” di quest’anno. Confidiamo che gli spunti offerti da voi possano ispirare a tutti novità ed esperienze per l'anno prossimo. Grazie per la partecipazione; a presto con nuove domande!
Agnese Kapllani 4I e Beatrice Trottolini 4L



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