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"SEMBRERAI UN PUNTASPILLI"

  • Jun 7
  • 3 min read

Che sia vostra madre sbiancata alla vista o un padre indifferente, la reazione dei genitori ad un nuovo piercing non è mai stata particolarmente accogliente. L’inserzione di una barretta di metallo al sopracciglio o un foro cutaneo in luoghi poco convenzionali potrebbe rovinare loro l’immagine dei figli per bene, ordinati e pronti ad infoltire le schiere della prossima generazione di borghesia seguendo i loro passi. Rottura della convenzione che fu tuttavia, proprio lo scopo della cultura punk, nata a fine anni 70 e che fece dell’anticonformismo la sua bandiera. Ma piercing e modificazioni corporali non sono certo cosa nuova: facciamo un passo indietro. 

Le prime testimonianze di oggetti riconducibili a labret ed estensori si trovano in Turchia, nel prolifico sito archeologico di Boncuklu Tarla e risalgono al Neolitico, tra i 10000 e i 6000 anni fa (nonostante simili reperti successivi siano diffusi in tutta l’area mediorientale e Mesopotamica). Il passaggio da ornamenti “temporanei”, quali collane, bracciali ed altri tipi di monili, alla pratica di modifiche permanenti quali piercing e dilatazioni indica un profondo cambio nella società dell’epoca, in quanto la volontaria sottomissione al dolore e al complicato (e pericoloso) percorso di guarigione della ferita simboleggiavano probabilmente una sorta di passaggio rituale all’età adulta, in quanto questi reperti sono del tutto assenti nelle tombe riservate ai bambini. Inoltre, la varietà di materiali, forme, e posizionamenti corporei indicano che i molteplici tipi di gioielli fossero probabilmente connessi ad un complesso sistema di differenziazione delle varie classi sociali. La sua connotazione rituale e sociale rimane nei tempi e nelle culture successive, dove i piercing vengono spesso praticati per simboleggiare il raggiungimento di determinati traguardi, l’appartenenza alla comunità o un qualche rapporto in particolare con la religione o spiritualità.

Basti pensare al naath 1

, foro alla narice molto diffuso in India tradizionalmente connesso a matrimonio e fertilità (ad oggi praticato anche per pura preferenza estetica), oppure al piatto labiale dei Mursi, doloroso segno di bellezza e maturità per le donne della comunità. 

Dunque, da antiche tradizioni globali come si torna in Europa? Dove il piercing  scomparve quasi del tutto nel corso del medioevo, rimanendo vivo solo all’interno delle classi sociali più marginalizzate? Dobbiamo fare un salto avanti fino all’Inghilterra di metà anni ‘70, dove in risposta ad una classe media sempre più conforme allo standard borghese sorse come un’onda il movimento cosiddetto “punk”. Il termine, originariamente usato per indicare prostitute e delinquenti di bassa lega, fu indossato come un’armatura dai membri di questa emergente sottocultura, che faceva del suo manifesto la ribellione contro un sistema alla costante ricerca di un ipocrita perbenismo. Quindi, il dissenso venne sfoggiato in ogni modo possibile: abiti laceri, capelli acconciati in creste sgargianti e, in un estremo tentativo di shock, buchi sulla pelle in luoghi mai considerati prima. Al di fuori del lobo, i piercing erano ancora considerati un ornamento anticonformista e “tribale” dal Regno Unito, ancora nel corso del suo smembramento e abbandono di un passato coloniale. Dunque, rifacendosi a tradizioni disprezzate, i “punk” tornarono a praticare fori sul naso, sulle sopracciglia e sulle labbra e sul resto del corpo, dovunque fossero riusciti a creare più scandalo, ponendosi al di fuori della massa. 

L’impronta della moda punk arrivò poi nelle passerelle soprattutto grazie all’aiuto di Vivienne Westwood, celebre stilista famosa soprattutto per i suoi capi e atteggiamenti stravaganti e fuori dagli schemi.Casa Westwood divenne quindi un trampolino di lancio, e già a partire dagli anni ‘80 lo stile punk fu commercializzato, perdendo ogni traccia del suo spirito originale, diventando nulla di più che un’ombra di ciò che fu il passato. E seguendo questa scia, anche il piercing iniziò ad essere lentamente sdoganato (processo in atto ancora oggi, dove oramai, normalizzati, stanno diventando sempre più una semplice questione di preferenza estetica). Diffusione che tuttavia espone il piercing a una gentrificazione di massa, cancellando secoli di tradizione globale con il mero potere del movimento di denaro.

 1 Per naath spesso ci riferisce anche al gioiello tradizionalmente indossato al matrimonio

                           

                                                                                                       Elisabetta Tribbiani, 1N


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