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SOCIAL MEDIA E DISTURBI ALIMENTARI

  • Jun 7
  • 4 min read


Dal 1997, quando SixDegrees, il primo social network della storia è stato installato per la prima volta dal primo utente, il numero di connessioni online e di persone che usufruiscono dei social media è cresciuto in modo esponenziale. Facebook, Twitter, Instagram, Tik Tok e Pinterest sono i più utilizzati ad oggi. I legami che si creano con un like o un repost si tramutano in una rete infinita di interazioni e suggerimenti per l’algoritmo, progettato per trattenere il maggior tempo possibile l’utente agganciato all’app. 

In questo ambiente è nata la professione dell’influencer. L'influencer, come spiega anche il nome, è colui che ti influenza a fare qualcosa che generalmente è nel suo interesse. Questa influenza può riguardare marketing per spingerti a comprare il prodotto che sta sponsorizzando o la promozione di un certo stile di vita. Ma questo modo di vivere, questa influenza, è sempre benefico o può risultare anche controproducente per colui che osserva e assorbe il contenuto?

È proprio di questo che voglio parlare, degli aspetti negativi di un’esposizione costante al parere convincente di un completo estraneo su Internet. In particolare dell’effetto degli influencer sull’alimentazione dei più giovani.

Coloro che non hanno ancora raggiunto l’età matura sono più sensibili alle informazioni che recepiscono, poiché i loro cervelli sono ancora in via di sviluppo. La corteccia prefrontale, che ci frena dall’agire impulsivamente, non è formata completamente fino al raggiungimento dei venti anni. Esattamente per questo motivo, chi è giovane tende a seguire una tendenza, perché è più influenzabile, e gli influencer puntano proprio a questo. 

Tra i vari fattori sui quali dipende lo sviluppo di un disturbo dell’alimentazione ci sono problematiche di tipo psicologico, culturale ma soprattutto riguardante l’ambiente dove si cresce. Riguardo a quest’ultimo infatti, se i nostri genitori fin da quando siamo piccoli hanno avuto comportamenti di attenzione verso il cibo è molto più probabile che il bambino in futuro reitererà tali comportamenti, come nel caso in cui entrambi i genitori sono sovrappeso e hanno abitudini alimentari poco sane è molto probabile che il figlio seguirà la strada dei genitori. L’internet ha suddiviso le varie tipologie di genitori in base al tipo di alimentazione che questi perseguono, i principali sono: gummy bear mom/dad, almond mom, crunchy o granola parent. I gummy bear parents sono quei genitori che hanno un approccio permissivo verso la dieta del proprio figlio, cioè coloro che lasciano che il proprio figlio mangi merendine, dolciumi o il cosiddetto “cibo spazzatura”. Le almond moms, cioè le mamme “mandorla” sono quelle madri che spingono comportamenti restrittivi verso il cibo e sono ossessionate dalla forma fisica, propria e dei loro figli. Infine i crunchy parents, “genitori croccanti”, prediligono cibi il meno processati possibile o fatti completamente in casa, da ingredienti biologici e organici e il loro stile di vita è simile a quello alimentare. Nonostante questo tipo di impatto, l’internet svolge comunque una considerabile parte nell’approccio all’alimentazione. Quei video curati fino all’ultimo dettaglio che rasentano la perfezione, l’ambizione al “corpo perfetto” e i consigli vari per ottenerlo influenzano in modo determinante il rapporto con il cibo. 

Il pacchetto “influencer perfetto” è quello a cui i giovani vanno incontro quasi tutti i giorni, assieme a tutta la valanga di informazioni sulla nutrizione. Spesso si trovano opinioni completamente contrastanti tra di loro oppure estremamente radicali. Sono innumerevoli i video in cui si consiglia di interrompere il consumo di verdura, frutta (entrambi per i pesticidi solitamente utilizzati su questi), pane (perché a quanto pare i carboidrati sono i nostri nemici) e persino acqua! Inoltre una manifestazione di questa orribile tendenza è lo “skinnytok”, un tipo  di Tiktok che ha spopolato nel corso di questi anni. Uno dei personaggi principali del movimento è Liv Schmidt, una influencer americana che promuove la magrezza estrema e mindset estremamente tossici riguardo l'alimentazione. Liv ha inventato un gruppo su Instagram per cui devi pagare per entrare, si chiama "Skinni Société” ed è un club privato dove si pratica l'estetica della fame. Infatti non c'è voluto molto perché fosse bannata da Tiktok a causa dei suoi discorsi nocivi. Ma come le infezioni virali più dure ad essere sradicate, è tornata, con un account diverso. 

Non è solo lei il problema chiaramente, è tutta una cultura creatasi nel corso degli anni e più il tempo passa più temo si stia rafforzando. Il risultato è che nella mente degli adolescenti cominciano a formarsi varie opinioni, sul proprio corpo, su quello di altri, su come mangiare e cosa. Non è detto che tali opinioni siano sane per loro, anzi. Tanto odio per il proprio corpo unito a preoccupazioni ingiustificate sul mangiare di fronte ad altri e tanto altro creano il perfetto paziente affetto da DCA. Cosa può quell’adolescente innocente di fronte ai colossi dell’internet, come potrebbe essere in disaccordo  con loro o distaccarsi dalla loro mentalità senza sentirsi schiacciato da tutti i loro seguaci fidati o pensare  di tradire  un'identità che si è creata? Ci si rinchiude in sé stessi, cercando di scappare dai pensieri negativi, evitando la realtà circostante.

Però non inganniamoci, l'ago della bilancia pende da tutti e due gli estremi. Infatti è salito esponenzialmente anche il culto dei “mukbangers” cioè coloro che mangiano quantità inumane di cibo in video o live. Il fenomeno è nato in Corea del Sud e si è esteso a macchia d'olio in tutto il mondo in poco tempo. Adesso è una scusa per promuovere obesità, stili di vita altamente dannosi a lungo andare e credenze dure a morire sull'alimentazione e su ciò che è sano.  

I due movimenti sono così antitetici e hanno un così intenso odio reciproco da fare paura. Capire cosa è giusto e cosa è sbagliato in questi casi è difficile, ma una cosa è certa: i ragazzi devono stare il più lontano possibile dai social, fino a quando saranno abbastanza maturi per fare scegliere in autonomia la propria strada.


Beatrice Borscia 4N

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