EUROCENTRISMO: VIVERE IN UNA BOLLA
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Se prendi il tuo libro di storia, che tu vada alle elementari, al liceo o all’università, noterai la differenza che c’è nel numero di pagine dedicate alle diverse parti del mondo. Ovviamente si nota che ci interessano di più gli argomenti di storia locale perché ci toccano da vicino, ma l’attenzione che dedichiamo al resto del mondo non può essere solo a margine del libro di Storia. Studiamo la rivoluzione francese, il Rinascimento, la Guerra dei trent’anni, la civiltà greca e romana. Argomenti decisamente accattivanti. Tuttavia parlare di Cina, India, impero del Mali si fa troppo spesso “se avanza tempo”. L’Europa infatti sembra protagonista di un film in cui le altre culture sono solo comparse con battute secondarie e assolutamente sorvolabili.
Questo atteggiamento ha un nome arrogante più che elegante: eurocentrismo. Noi, Europa, abbiamo fatto la Storia, il resto si trova in mondi lontani e ininfluenti. Certamente quello che abbiamo prodotto noi europei è incredibile (Shakespeare, Newton, da Vinci…), ma sembra quasi impossibile ricordarsi che il mondo non inizia con la caduta dell’impero romano e non finisce con l’Unione Europea.
La Cina aveva una burocrazia complessa e una tecnologia pazzesca (bussole, carta, stampa a caratteri mobili…) prima dell’Europa e molto prima che da noi arrivassero il tè o la seta. Molte invenzioni le abbiamo rubate culturalmente: la stampa a caratteri mobili è stata inventata da Bi Sheng 400 anni prima di Gutenberg ma ad oggi, se vai su google, non lo trovi nemmeno menzionato. Il nostro è un sapere asimmetrico, lo standard di conoscenza prevede che quello che non è vicino a noi sia una nota a piè di pagina. Questo non è un errore innocente, è gerarchia culturale con conseguenze reali per cui noi non solo abbiamo fatto tutto, ma abbiamo fatto tutto giusto.
Molti studenti pensano che la modernità sia un frutto europeo, che, se non fosse stato per Voltaire e Gramsci, nessuno avrebbe pensato alla libertà, alla società o alla politica. Perché però non ci viene mai detto che storici come Ssu-Ma-Chien hanno parlato di storia centinaia di anni prima di Tacito, o che filosofi come Ibn Khaldun parlavano di stato civile nel mondo islamico ben prima di Hegel?
Non sto parlando di una gara a chi ha fatto di più o chi c’è arrivato prima, ma guardando il mondo solo da un lato ne stiamo perdendo la complessità. In maniera meno accademica e più diretta: stiamo giudicando il finale di un film guardandone solo degli spezzoni. È ridicolo nel 2026 pensare che la vera cultura sia sapere tutto su Napoleone e Hobbes, ignorando la scienza araba o l’arte africana. Questa è storia, non un extra. Non parliamo di cancellare il perfetto curriculum europeo, ma se continuiamo a vederlo come l’unico standard, stiamo facendo lo stesso errore di chi pensa di sapere tutto del mondo guardando la televisione, perché “se fosse importante passerebbe alla Tv”.
La storia è globale, il nostro sapere ancora no.
Sofia Presciutti 5H




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