LA GUERRA IN SUDAN
- Feb 11
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In Sudan è in corso da quasi tre anni una sanguinosa guerra tra due gruppi militari, che ha provocato centinaia di migliaia di vittime, in particolare nella regione occidentale del paese: il Darfur. Si stima che siano state uccise almeno 150 000 persone (il numero reale è probabilmente più alto). La popolazione sudanese sta subendo una delle catastrofi umanitarie più gravi degli ultimi anni, con milioni di sfollati, violenze e stupri all’ordine del giorno, persino attacchi agli ospedali, riportati da Save the Children e Medici senza Frontiere. A causa del collasso del sistema sanitario e della mancanza di servizi e medicine essenziali, si sono diffuse epidemie di colera e di morbillo. Più di 30 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, secondo Medici Senza Frontiere, su una popolazione di 50 milioni. Eppure, la situazione è ai margini dell’attenzione e del discorso internazionale.
Il conflitto è scoppiato il 15 aprile 2023, con l’esplosione armata delle tensioni tra RSF (Rapid Support Forces), gruppo paramilitare guidato da Mohamed Hamdan Dagalo, e SAF (Sudanese Armed Forces), esercito sudanese con a capo Abdel Fattah al-Burhan. I due erano stati alleati durante il colpo di stato che, nel 2019, aveva deposto il presidente Omar al-Bashir, dopo trent’anni di dittatura. L’alleanza però non ha retto, a causa della contesa per il potere, per l’integrazione delle RSF nell’esercito e per lo sfruttamento delle miniere d’oro del Paese. Attualmente il controllo delle miniere d’oro è soprattutto delle RSF, che hanno occupato la parte occidentale del paese; le SAF hanno in mano il porto sul Mar Rosso, la capitale Karthoum e la parte nord-orientale del paese. Le risorse del territorio sudanese sono anche oggetto di interessi internazionali. In particolare, gli Emirati Arabi Uniti sono stati accusati da un gruppo di esperti dell’ONU di fornire alle RSF armamenti sofisticati che in precedenza non avevano. Nonostante Abu Dhabi respinga le accuse, è evidente il suo coinvolgimento nel mercato dell’oro, estratto nelle miniere in Sudan, che di fatto sono per la maggior parte in mano ai militari delle RSF. L’oro viene così esportato attraverso canali illegali e utilizzato per arricchire un’élite e finanziare la guerra.
Già il governo di al-Bashir aveva acuito l’intolleranza religiosa verso le minoranze non arabe, animiste e cristiane, concentrate nel Sudan del Sud (resosi indipendente nel 2011), ma presenti anche nel Darfur. In questa regione l’ex presidente, attraverso le truppe Janjaweed, si è reso responsabile di genocidio. Le comunità più colpite sono state i Fur, i Masalit e gli Zaghawa, etnie africane non arabe. Anche oggi le RSF, che discendono dalle truppe Janjaweed, continuano a perpetrare eccidi a sfondo etnico nel Darfur. Alla fine di ottobre, le RSF hanno conquistato la città di El-Fasher, ultima roccaforte delle SAF nella regione, dopo diciotto mesi di assedio e di blocco degli aiuti umanitari. Immagini satellitari analizzate dal Humanitarian Research lab di Yale confermano le prove di esecuzioni di massa, omicidi nei quartieri civili e fosse comuni: si osservano oggetti delle dimensioni di corpi umani e macchie di sangue sul terreno. Le stime suggeriscono l’uccisione di qualche decina di migliaia di persone.
La giornalista Cecilia Sala, nel suo podcast “Stories”, ha intervistato un superstite dell’ultimo massacro di El-Fasher. Secondo la sua testimonianza, durante l’assedio la popolazione si nutriva di erba e mangime per animali, in una situazione di carestia sistematica. “Se accendevi una luce di notte, arrivava un drone a distruggerti casa”. L’uomo intervistato è tra coloro che hanno tentato di scappare dalla città; neanche i civili in fuga sono stati risparmiati dalle RSF. L’uomo racconta di essere stato ferito tre volte dai miliziani, che lo hanno poi investito con la loro auto: violenza che praticano contro civili in fuga o feriti già a terra, e di cui postano anche video sui social. Fortunatamente l’uomo è riuscito a sopravvivere grazie all’intervento di MSF (Medici Senza Frontiere), che opera in una clinica a Tawila, città a 50 Km da El-Fasher, alla quale arrivano decine di migliaia di civili che raccontano episodi di esecuzione e violenze sessuali. Attualmente, l'interesse delle RSF sembra essersi spostato verso la regione del Kordofan, prossima a diventare teatro di guerra. La città di El-Obeid, in cui si sono rifugiati civili in fuga da tutta la regione, rischia di subire un assedio simile a quello di El-Fasher.
Tra le ultime notizie riguardo al Sudan ci sono le parole, riportate da Middle East Eye, di Denise Brown, secondo cui il tasso di malnutrizione tra i bambini nel nord Darfur ha raggiunto il 53%. La coordinatrice umanitaria e capo delle Nazioni Unite in Sudan dichiara: “È tre volte superiore ai livelli di emergenza standard. Veramente non ho mai visto niente del genere”.
Sembra incredibile che una tragedia di questa portata attiri così poco l’attenzione internazionale. È fondamentale che ognuno di noi si ricordi che, in quanto esseri umani, non possiamo permetterci di rimanere indifferenti di fronte a guerra, violenza e ingiustizia. Perciò impegniamoci almeno tenendoci informati e rivolgendo lo sguardo alle regioni del mondo che, il più delle volte, dimentichiamo o non conosciamo, nonostante siano abitate da milioni di persone.
Beatrice Trottolini 4L




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