top of page

LA NATURA SECONDO A. VON HUMBOLDT: “FORZA ETERNA, OVUNQUE PRESENTE”.

  • Jun 7
  • 4 min read

Il rapporto tra uomo e natura è oggi uno dei temi più cari alla nostra sensibilità, alla luce dei problemi ambientali che ci obbligano ad interrogarci su tutta una concezione della natura. In questa riflessione, può esserci d’aiuto la storia di Alexander Von Humboldt, scienziato naturalista vissuto tra Settecento e Ottocento, ma, prima, partiamo dall’analisi di un caso attuale. 

All’incirca un anno fa, suscitò clamore il caso dell’invasione della località abruzzese di Roccaraso da parte di oltre diecimila turisti. Questo numero insostenibile di persone è stato probabilmente attirato dai reel su Tik Tok dell’influencer Rita De Crescenzo. Molte località italiane (soprattutto Rimini e Venezia, ma anche la Sardegna) sono colpite dall’impatto ambientale del sovraffollamento dei turisti. A livello globale l’overtourism ha provocato danni ingenti a molti ecosistemi, in particolar modo alle barriere coralline (Maya Bay in Thailandia, Hanauma Bay nelle Hawaii, la Great Barrier Reef australiana). Si tratta dell’ennesimo atteggiamento di prevaricazione e di separazione dell’uomo rispetto alla Natura: si agisce sconsideratamente sul territorio, lo si sfrutta al massimo, lo si cementifica, si sottrae spazio agli animali, lo si ricopre di rifiuti, tutto allo scopo di ottenere il massimo profitto; per cui cosa importa se tra qualche anno la bellezza del luogo che attrae tanti visitatori sarà compromessa? Quel che conta è il vantaggio immediato. Ma già la parola “visitatori” contiene in sé l’approccio malsano: contiene il distacco, l’impreparazione a sacrificare le proprie comodità ed il proprio modo di vivere, ad aprirsi alla varietà del mondo che esiste al di fuori delle zone turistiche e delle città che ci siamo costruiti. Persino viaggiare sembra ormai essere diventato esecuzione di mansioni: si seguono la moda, i consigli degli influencer, la fama delle mete iconiche. Le immagini scorrono davanti agli occhi, ma non si è più capaci di viverle. 

Vivere la Natura; ci avete mai pensato? In verità non è qualcosa di diverso dal vivere la vita o dal vivere se stessi. Eppure, il dualismo tra uomo e natura e l’assimilazione di quest’ultima ad una macchina, propri del pensiero moderno occidentale, hanno portato al sistema dello sfruttamento sfrenato. 

Chi, al contrario, aveva ben presente l’unità della Natura e l’integrazione dell’uomo al suo interno era Alexander Von Humboldt. Originario di Berlino, esplorò con così grande passione la vastità del mondo da rendere superfluo ogni confine nazionale. La sua visione del mondo, dalle miniere tedesche agli Llanos venezuelani, dalle acque dell’Orinoco alle rive del Mar Caspio, comunica con l’ecologismo attuale e con gli animi desiderosi dell’avventura. Nel suo diario di viaggio in Sud America, dopo aver osservato la capacità delle anguille di generare un campo elettrico (a spese di alcuni poveri cavalli che aveva fatto mettere in acqua), scrisse:

Questa è la stupefacente lotta dei cavalli e dei pesci. Ciò che costituisce l’arma invisibile e vivente di questo abitante delle acque, ciò che stimolato dal contatto con delle parti umide e di diversa natura circola in tutti gli organi di animali e piante, ciò che infiamma con fragore la grande volta celeste, ciò che lega il ferro col ferro e guida il periodico e silenzioso movimento dell’ago magnetico: tutto scaturisce da una fonte, come i colori del raggio di sole rifratto, tutto si fonde in una eterna forza, ovunque presente”.

E ancora: “Ciò che parla all’anima sfugge a ogni misura”. Parole strane, forse, per uno scienziato.

Rimasto presto orfano di padre (che era stato uno stimato ufficiale e consigliere del re), fu sottoposto, per volere della madre, ad una rigida educazione, impartita da precettori verso i quali Alexander era insofferente: preferiva di gran lunga esplorare i campi, i boschi o il giardino botanico, per osservare, disegnare, misurare, studiare, scoprire. La sua passione non gli consentiva di assumere il modo di vivere che sua madre si aspettava: Alexander era un animo inquieto, non gli si addiceva la vita al chiuso, sedentaria, separata, appunto, dalla Natura, e cominciò a sognare i luoghi remoti del pianeta. 

Per volere della madre, accettò di studiare all’accademia mineraria di Freiberg, per poi lavorare come ispettore delle miniere: un compromesso che gli consentiva di coltivare nel lavoro gli interessi per la scienza e la geologia. In quegli anni si verificò un incontro che diede vita ad una feconda amicizia e che influenzò notevolmente il pensiero di Alexander: quello con Goethe, intellettuale tedesco (autore del celebre “I dolori del giovane Werther”) e appassionato studioso di scienze naturali. Goethe stesso dichiarò: “Neanche passando otto giorni a leggere libri si potrebbe imparare più di quanto lui (Alexander) c’insegna in un’ora”. Questo incontro avvicinò Von Humboldt alla filosofia e agli interrogativi sulla natura e sulla conoscenza. 

Dopo la morte della madre (1796) Alexander decise di cambiare vita: lasciò il lavoro e partì verso Parigi. Lì conobbe Aimé Bonpland, un coetaneo botanico con il quale nacque una forte intesa e che poi sarà il suo compagno di viaggio in Sud America. Salperanno dalla Spagna a condizione di condividere con la corona i risultati delle loro esplorazioni. In Sudamerica Alexander conseguì molte scoperte che lo resero famoso, come le linee di temperatura chiamate “isoterme” e le zone climatiche. Questi suoi studi sono esemplificati nella Naturgemӓlde, il disegno nella foto sovrastante, che raffigura la distribuzione delle piante sulla montagna ecuadoriana Chimborazo, dalle specie tropicali fino a quelle più resistenti al freddo. Coerentemente con la sua visione unitaria della vita e della Natura, Von Humboldt denunciò le devastazioni compiute dai colonizzatori in Sud America, così come il razzismo e lo schiavismo ai danni delle popolazioni indigene, verso le quali nutriva ammirazione. 

Anche per questo la sua figura ci è d’ispirazione: poiché tutto - noi compresi -  fa parte della Natura, niente ci è estraneo e i fenomeni sociali e politici comunicano con la scienza, l’etica, l’arte, la filosofia. L’umanità, non tenendo in considerazione gli ecosistemi e la biosfera di cui è parte integrante, è diventata parassitaria per il pianeta; cerchiamo di recuperare quella curiosità, quella spiritualità della Natura, quell’umiltà che Alexander ci insegna e che - l’esperienza quotidiana e i casa di cronaca ce lo dimostrano - siamo ancora lungi dal fare nostre. 


Beatrice Trottolini 4L


Comments


bottom of page