TRA LE RIGHE 2.0
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Bentornati ad un nuovo articolo di “Tra le righe”, lo spazio per far emergere le voci inespresse degli studenti dell’Alessi. Questa volta vi abbiamo posto domande sulla vostra idea di scuola e sul sistema scolastico.
Che significato dovrebbe avere, per voi, la scuola?
“Dovrebbe essere un posto di unione, comunione e serenità”.
“Dovrebbe essere un luogo di confronto, un posto in cui si può imparare, anche a
relazionarsi, oltre che imparare cose che potrebbero essere utili per il futuro”.
“Secondo me, dato che la scuola copre un periodo molto lungo della nostra vita, e alla
nostra età ne occupa la maggior parte, non dovrebbe essere identificata come qualcosa di separato o altro rispetto alla vita dello studente, che non inizia quando finisce la scuola, ma
la scuola ne è parte integrante e fondamentale”.
“Divertimento misto ad imparare”.
“Dovrebbe essere un posto dove vado per stare bene, senza preoccupazioni. Penso ad un luogo da cui poi io uscirò dicendo che mi è stato dato qualcosa. Soprattutto deve essere un ambiente felice, senza problemi, dove vado per esprimere tutto quello che sono io senza dover mettere maschere”.
Pensi che la scuola oggi sia davvero così?
“L’Alessi sì. Credo che l’Alessi sia un bel posto, io riesco ad essere tranquillamente chi voglio essere, l’ambiente è spettacolare, ci sono un po’ di divergenze con alcuni professori,
ma per il resto sì”.
“Dovrebbe essere più concentrata sul singolo individuo. Per esempio tutte queste materie… personalmente la maggior parte neanche mi piace, a parte due o tre, in più ce ne sono alcune che in base ai professori cambiano drasticamente. Per esempio la storia che facciamo in classe nostra, rispetto a quella che fa una mia amica in classe sua, è abbastanza diversa, anche per quanto riguarda il metodo di studio. E poi il voto non deve essere tutto, più che altro lo scopo dovrebbe essere riuscire a ricordare quello che impariamo, perché uno dei grandi problemi è che, dopo due settimane, o due giorni, o poco dopo le verifiche o interrogazioni, ci scordiamo gran parte delle cose, perché appunto quel che ci ricordiamo è quel che ci piace fare”.
Secondo te bisognerebbe scegliere le materie?
“So che in Inghilterra alle superiori hanno solo tre materie obbligatorie e poi il resto delle ore
le riempiono con attività sportive oppure altre materie a scelta”.
“Dovrebbe essere meno incentrata sul voto è più sull’imparare e sulla convivialità, con meno
competizione anche per i voti. Infatti non puoi esprimere più di tanto le tue opinioni, se sei pregiudicato dal voto. Se io voglio esprimere un’opinione su una cosa detta dal professore, magari poi mi giudica e mi mette il voto in base a quello”.
Quindi serve più spazio per l’errore e la sperimentazione al di fuori delle valutazioni?
“Esatto, perché se non sbagli non impari, e quando vai fuori non verrai mai giudicato da voti, ma da quello che veramente sai fare e da quello che pensi. Invece l’errore è percepito come una sconfitta e un fallimento, ma non dovrebbe essere sempre così. Perché i prof dicono che il voto non conta, però quando poi sei a fine anno e hai 4 il voto conta”.
“La scuola è un luogo dove gli studenti si ritrovano per acquisire competenze e conoscenze, ma non dà conoscenze per la vita, ad esempio come aprire un conto corrente. Tra due mesi compirò diciotto anni e andrò a votare, ma non seguo niente di politica, e anche sotto questo aspetto un minimo di cultura politica e di attualità bisognerebbe insegnarla. Quindi non bisognerebbe imparare solo la storia del passato, ma anche cose di attualità che ci servono nel mondo di adesso”.
La scuola in effetti offre una scarsa prospettiva sull’attualità; ma non credete che anche gli studenti si sentano estranei da fatti che, pur lontani nel tempo, inevitabilmente ci riguardano sempre?
“Non bisogna essere estranei al passato, ma neanche al presente. Bisogna utilizzare il passato come chiave di lettura per il presente”.
“Dovrebbe essere un luogo di formazione culturale, ma dovrebbe concentrarsi di più sulle cose che saranno utili nella nostra vita quotidiana, come pagare le tasse, aprire un mutuo eccetera”.
Veniamo alla seconda domanda:
Quali sono le principali mancanze del sistema scolastico e le dinamiche da cambiare?
"Spesso si guarda di più la nozione invece che la capacità di collegare o formulare un concetto”.
“Si dovrebbe avere più rispetto rispetto reciproco da parte del professore e dello studente, e mi piacerebbe vedere più attenzione sulle nostre capacità”.
“Manca sia nel sistema che in alcune persone l'umanità, sia nel rapporto alunno professore che viceversa, servirebbe un dialogo senza conseguenze”.
“Penso che bisognerebbe prestare più attenzione al rispetto delle regole, perché è una delle cose più importanti e invece spesso passa in secondo piano. Vorrei anche un nuovo modo di valutare, che magari sia più generale e consideri le competenze e le capacità umane, come l’intelligenza emotiva”.
"Penso che non ci sia rispetto reciproco tra alcuni professori nei confronti degli alunni, che la lezione deve essere dinamica e che il dovere dell'insegnante è di lasciarmi qualcosa”.
“Un aspetto è anche stare seduti cinque, sei ore consecutive: alla fine dell’ultima ora non c'è la fai più e tutto ciò che impariamo alla fine è solo funzionale al voto, quindi noi né impariamo niente per noi stessi né impariamo a conoscere la comunità”.
“Le lezioni dovrebbero essere più funzionali e utili per la vita. Dovrebbero dividere meglio le materie nelle scuole, aggiungere delle materie davvero importanti oppure dare l'opportunità di scegliere le materie “
“Non ti insegna come vivere la vita quotidiana”
“Ad esempio per storia noi stiamo tanto sul Medioevo e ai nostri giorni non arriviamo mai”
“La scuola ci insegna solo cose passate”.
“Per vivere serve lavorare quindi sarebbe bello avere un'esperienza lavorativa così che a diciott'anni abbiamo già un idea.”
“Una mancanza è appunto il poco riguardo per le conoscenze utili nella vita quotidiana. Un altro aspetto secondo me è la meritocrazia: chi s’impegna nello studio dovrebbe essere valorizzato di più. Poi c’è anche il rapporto con i professori, perché alcuni danno troppo spago agli studenti, mentre altri sono troppo rigidi”.
Dalle vostre parole sono emerse critiche verso il sistema delle valutazioni e del nozionismo e desiderio di un rapporto più umano e fondato sul rispetto reciproco con i professori. Inoltre quasi tutti avete espresso una certa distanza che percepite tra la scuola e la vostra vita quotidiana, citando più volte la Storia, che qualcuno di voi ha considerato troppo concentrata sui fatti particolari del passato e non rivolta all’attualità, o persino inutile.
Per poter vivere la scuola in modo sereno e utile per tutti, dovremmo continuare a partecipare, sentirci coinvolti e adottare un approccio critico. Se anche non sarà possibile cambiare in modo immediato il sistema secondo tutti i nostri desideri, non rinunciamo ad impegnarci nella comunicazione con i professori e interroghiamoci su come comportarci e sulla direzione migliore da seguire.
Alla prossima intervista!
Beatrice Trottolini 4L e Agnese Kapllani 4I




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